Milano

Abito a Milano da circa 4 anni. Riesco ancora ad amarla. La rispetto, per quello che fa e per quello che io faccio per lei. Dicono sia caotica, nervosa, grigia. Forse è così. Forse è così per tanti milanesi, ma anche per tanti che non la conoscono abbastanza. Spesso la domanda che mi fanno è: ma perché hai deciso di viverci? Come fai? … E devo dire che il loro viso si fa arcigno, quasi infastidito. La mia risposta è quasi sempre la stessa: ho trovato quello che stavo cercando, che 4 o 5 anni fa era una scuola, una formazione, un qualcosa che mi istruisse bene nel campo della grafica. A Milano l’ho trovato. In altri posti no. Ma tralasciando queste informazioni tecniche, sono ormai assetato di mostre ed eventi. Vivo di arte. Cerco di respirarla, e farla scorrere pian piano nelle vene. Ho vissuto 20 anni in un piccolo centro, metà paese metà città. Un qualcosa di incompiuto che porto comunque dentro il mio cuore. Ma in quel mezzo, in quel confine tra sarcasmo e gelosia, tra bellezza ed invidia, tra ricchezza culturale e fermezza immobile, anestetizzante, dolce, bene io in quel mezzo che ho tanto amato e odiato ho studiato e vissuto. Fino al diploma. Poi le valige, non quelle di cartone, pesanti di ricordi. E il primo anno lontano. In quel delle Marche. A studiare, ovvio. Tre anni passati veloci come il treno in cui sono ora, per Modena. Un treno non velocissimo ma continuo, ininterrotto. Come il tempo. Tre anni in quel di Pesaro. E poi, Milano. Cosa mi ha colpito di Milano? Che nessuno è di Milano. Siamo semplicemente cittadini. Ovvio, ci sono anche i milanesi doc. Ma sono specie rara. E sono contento di essere un semplice cittadino, di poter giocare le mie carte. Così, ci provo. Devo ammettere che negli altri luoghi in cui ho vissuto, ero sempre “non di Pesaro”, “non di Pavia”. Esterno, fuori, forestiero. A Milano invece sono io. Forse è anche per questo che Milano è una bella città.

Massimo Demelas
http://www.massimodemelas.wordpress.com

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Uliano Lucas Grattacielo Pirelli 1968

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2 pensieri su “Milano

  1. Quanto è vero Massimo..Paradossalmente più il centro si rimpicciolisce e più la mente si chiude. Dietro il sentimento di finta identità si nasconde e cova l’invidia, la competizione non positiva e l’appartenenza fittizia ad una comunità senza condividerne la vera essenza, l’autoctona cultura. Però in tutti i posti iper provinciali conosciuti è quasi sempre difficile trovare residui di usanze, di costumi e di modi di intendere la vita. In Sardegna, invece, come pochi altri posti, ormai, si respira ancora il sapore intenso di una cultura che è ancora viva: non da riesumare, non da recuperare e non da commercializzare. Semplicemente VIVA. Troppi sforzi sono stati fatti, e si fanno, per divulgarla e comunicarla al di fuori. Forse è proprio questo che manca. E nell’attesa che questa chiusura mentale “al contrario” si evolva, evviva le città come Milano che nel concetto “essenziale di cittadino” hanno la loro forza e permettono di esprimersi a chi vuol far conoscere la propria cultura, oltre che apprenderne altre.

    • Ti ringrazio per le tue parole. È vero, della Sardegna dobbiamo salvare e preservare anche le tradizioni e la cultura. È uno dei tesori che, se non intaccato da invidie e gelosie, può rendere questa terra ancora più bella e forte.

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