Clik

Clik è un’onomatopea. O almeno penso sia così. È un pò il rumore, anzi il suono che fa la macchina fotografica quando scatti. Mi piace sentire questo clik. Mi piace un sacco. Ogni volta che sono in giro, durante qualche evento, festa, manifestazione, sono contento. In qualche modo mi realizzo. Potete capire? Se per sbaglio vi siete appassionati ad un qualcosa di artistico, se magari mentre facevate un viaggio in treno siete stati costretti a leggere recensioni di film, arte contemporanea. Se almeno una volta nella vita avete preso in mano un pennello. Se avete sporcato un foglio con della tempera. Se avete scarabocchiato due parole così, di fretta. Se avete pensato di realizzare un qualcosa che ognuno di noi è in grado di definire arte, beh allora potete capire. Il mondo della creatività è un bel casino. Non è semplice viverci. Non è semplice dare risposte alla domanda: ma ti pagano? Alcune volte si, altre no. È un qualcosa che fai e basta. Lo fai perché ti rende felice. Ora in questo periodo, quello che mi rende più felice è vivere gli eventi scattando foto, parlando con le persone. Scambiare sorrisi, business card (fa figo e un pò amerrigano)…L’altra sera, ho scambiato due chiacchiere con una promoter, tra vip e presunti tali, lei era lì. Caffè, sponsorizzava caffè. Io vivo di caffè, al posto del sangue ho caffè. Quindi appena la folla di vip si è dileguata, ho preso un caffè pure io. E visto che c’ero, ho sparato due cavolate per rompere il ghiaccio. Ho esordito con “Ti capisco…stare in piedi delle ore. Ti capisco. Ho fatto il parcheggiatore per due estati, sotto il sole cocente.” E lei col sorriso e gli occhi grandi “È solo per arrotondare, grazie al cielo faccio altro nella vita…”. E così scopro che questa ragazza è una ballerina, studia danza e sogna di farla diventare la sua professione. Ragazza ti capisco, e ti stimo un sacco. È bello vedere cosa effettivamente siamo, la nostra anima. Cosa si cela dietro ad un caffè. Dietro un caffè si nasconde una bella ragazza che sogna in questo mondo dove contano solo numeri. Dove conta solo la matematica. Dove vogliono solo manager. Dove non c’è spazio per la cultura e l’arte. Proprio l’altra sera pensavo: ma se continua così questo mondo, dove andranno questi manager? In quale cinema, se tanto non si fanno più film. Con quali scarpe andranno in giro, se tanto studiare moda è una perdita di tempo. Con quali macchine si sposteranno se tanto il design è futile. Quale musica balleranno se tanto non hanno più orecchie per sentire. Non lo so.

Un abbraccio,
Moodoo Writethecity

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World Press Photo 2013

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