Treno

Quando sono arrivato a Milano sono stato catapultato nella China town. China, più ciaina che non si può. Zona Sarpi. Qui, in parte mi sono formato. Ricordo che prendevo ogni mattina quel maledetto e benedetto treno da Pavia. Sveglia alle 6:20, caffè e cornetto made in Esselunga. Doccia. Vestiti, scarpe. Computer, tavoletta e panino incastrato dentro alla mitica borsa a tracolla, mia compagna di viaggio per 2 anni. Il treno era solito partire alle 7 e zero sette. Ogni mattina su quei binari si creava una strana atmosfera. Non era ne bella ne brutta. Ma forse più brutta che bella. La gente stava là, in attesa.C’erano le solite tipe ultra trentenni che ascoltavano musica ad alto volume. Quelle che si truccavano. Quelle che si specchiavano. Uomini che si aggiustavano la cravatta. Mi facevano pena. Farsi belli per chi? Per cosa? Gente che voleva essere ma non era. Secondo me non era niente. Erano solo persone che si vantavano del loro lavoro. Come se fosse il loro poi. Non era il loro lavoro però. Era la loro vita che girava intorno al lavoro. C’era quasi del vanto nel raccontare le ore di straordinario. Io ai tempi studiavo. Ma per me era quasi un lavoro. Dopo la laurea, dopo lezioni con orari elastici, feste del giovedì, ma anche del mercoledì e non dimentichiamoci le sveglie rilassate, dicevo…dopo la laurea, tornare a sedersi tra i banchi di una scuola, ogni giorno, mattina e sera. Svegliarsi presto e tornare non troppo presto. Realizzare progetti, presentarli ad altre persone. Imparare nuovi programmi. Imparare lo stile. Perdere la vista davanti ad un computer. Io quella scuola la consideravo un lavoro. Mi sono fatto in quattro per farla bene e imparare tanto. Ho un vivo ricordo del freddo pungente. E ricordo bene anche lo scazzo generale che regnava tra le rughe e le occhiaie di zombie e altre creature. Tutti salivamo su quel treno. Tutti, anche in piedi. Ricordo le volte che il riscaldamento non funzionava e si vedeva il fiato. Ricordo che molti si addormentavano, collegavano quasi il proprio letto al sedile del treno. Io, il primo anno, grazie o per colpa del treno, ho letto tanto. Libri impensabili. Quelli tosti senza immagini. C’era un tipo che beveva sempre quei cosi della pubblicità, tipo jogurt liquido. Sinceramente lo stimavo. Quale ardore e coraggio, buttare giù un qualcosa di freddo, con bagni inesistenti e almeno tre quarti d’ora in cui non pensare a…niente. Così era. Un buon sardo non fa così. Si fa la sua colazione strategica a casa. Poi un paio di check point di controllo e se è tutto ok, si esce. Mai e poi mai berrebbe uno jogurt freddo, liquido e per giunta in un treno affollato, senza bagni. Ma così era. Io leggevo. La mattina in quel di Pavia, dove io non ero io ma uno “non di Pavia”, la gente si affollava attorno ai ragazzi che davano le free press, come Metro, City e compagnia bella. In mancanza di altro leggevo quello. Quando eri nel mezzo del viaggio c’erano quelle che parlavano all’amica di quello che erano riuscite a fare nell’ora d’aria. O meglio in quei due giorni in cui erano uscite dal gabbio, dal loro stra maledetto lavoro in chissàquale multinazionale con sede ovunque nel mondo. C’era quella che era andata un week end sulla luna con un volo molto low, chi era stata in “un ristorantino guarda…troppo carino…facevano queste specialità che non ti dico…ma tipo? Cioè non puoi capire, questo ristorantino troppo bellino dove facevano una pasta al tonno troppo buona. Te lo consiglio, ci devi andare”. Io ho un bruttissimo ricordo del pane a Pavia. Un giorno sono sceso in panetteria. Penso sia stata l’ultima volta che sono entrato in quella panetteria. Ho preso un pò di pane. L’intento era quello di fare un bel panino imbottito. Non pretendevo poi tanto. Desideravo solo un panino al salame. “Si mi dia un pò di quello”… Tornato a casa, stavo per aprirlo con un coltello desideroso di mangiare anche la mollica…ma, non era un panino. Qui dicono sia una bontà, una prelibatezza. Un qualcosa di sublime. Insomma le michette, una caverna vuota, una crosta di pane. Più o meno come l’ovetto Kinder ma senza sorpresa. Anzi si, quella che ti rimane la fame e la voglia di un normalissimo e banale panino imbottito al salame.

Moodoo Writethecity

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