Bordeaux

Alzi la mano chi ha visitato Bordeaux almeno una volta. Ci sono capitato un pò per caso, un pò con degli intenti professionali/progettuali, un pò per motivi familiari, un pò perché ogni tanto è necessario vedere cosa succede fuori dall’ingessato mondo italiano. Pensavo che dopo anni di cura milanese, mi fossi ormai abituato al melting pot culturale. Pensavo che tutto sommato Milano fosse una città molto aperta e fertile di iniziative e novità. Chiaro, rimane ancora ampiamente così. Ma devo ammettere che ero un pò assuefatto alla realtà meneghina. Anestetizzato e convinto che tuttosommato…tuttosommato Milano offre tanto, che l’Italia è comunquesia una bella nazione e non si sta poi così male. Possibile? Possibile che anche un piccolo periodo passato fuori possa in qualche modo giovare alla tua salute creativa? Possa rinnovare il tuo pensiero sul mondo? Forse si. Di sicuro una città come Bordeaux ha mostrato un certo fermento culturale, una raffinata apertura mentale, una gentilezza che, per quanto solo di facciata, stride fortemente se messa a confronto col menefreghismo tutto italiano. Il “buon giorno e buona sera” appena salivi su un autobus, è stato un biglietto da visita tale da stracciare in un secondo l’arroganza e lo sgarbo che spesso incontro per strada all’interno dei confini italici. In questa cittadina francese, sembra vigere il motto “vivi e lascia vivere”: è tutto più tranquillo, rilassato, meno impazzito rispetto al caos Italia. Altra cosa: a Bordeaux puoi vestirti come ti pare. La gente osa e se ne frega. Se ne fregavano anche un gruppo di giovani che imbracciavano asse e ferro da stiro appena comprato, mentre attraversavano il corso popolato da tanti altri giovani e meno giovani che bevevano, mangiavano e si divertivano.
È un pò come se al Corso Garibaldi di Nuoro, cammini con buste della spesa e casse d’acqua la sera del Redentore: in automatico verresti etichettato come sfigato. Ma la cosa che più mi ha colpito, è la mescolanza di colori, tratti, sguardi, ritmi: è assolutamente normale  vedere manager di colore, medici, avvocati. Tutto insomma. Ed è normale anche camminare lungo il fiume e vedere crew che brekkano, bambini e adulti sullo skate o con i roller. Non so, forse mi sbaglio. Ma così a pelle direi che in quest’angolo dell’universo per un giovane ci siano più opportunità o meglio, meno burocrazia, meno bastoni tra le ruote, più fiducia. Insomma vale l’equazione giovane=risorsa e non giovane=problema o giovane=carne da macello come spesso capita di percepire nel nostro amato mondo made in Italy. Insomma, tutti a nanna felici e contenti, baci e abbracci. Tanto fuori vanno avanti, noi come gamberi torniamo indietro.

Moodoo Write the city

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Utopia - Bordeaux

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