Gli angoli nascosti di Milano

Da un po’ mi frullava l’idea di fare un piccolo reportage che descrivesse in qualche modo la vita di Milano e dei milanesi. Solitamente quando si pensa alla città meneghina, o meglio, quando si pensa alle grandi città in genere, c’è sempre un universo simbolico che evidenzia lo status di metropoli. Questi simboli sono la fretta, la routine, il caos, il traffico, lo stress. Tutto vero, esiste tutto questo. Esiste a Milano come in tante altri parti del mondo. Ma se è vero che ogni mattina incontri gente stanca, nervosa, sclerata e poco sorridente, è altrettanto vero che ad ogni angolo e ora del giorno puoi trovare l’opposto. È quello che cerco pian piano di mettere in luce. Aldilà della tecnologia, di internet, degli smartphone, delle aziende leader di settore, dei manager, delle skills, dei neologismi anglosassoni, delle vocali super aperte e degli accenti provenienti da tutta Italia, Milano riesce a sorprenderti. Passo spesso nei pressi della Martesana, uno dei navigli di Milano. Qui c’è una bella passeggiata, tanta gente che corre e va in bicicletta. Qui ogni etnia si incontra e si riposa all’ombra o al sole, seduti su qualche panchina o semplicemente in piedi.
Qui, nella parte iniziale del parco, c’è anche una pista di bocce. È un luogo unico per studiare la sociologia del posto perché trovi tanti over 60 che si sfidano e si divertono. Giocano a bocce, e fanno bene a giocare. Il gioco penso sia una componente fondamentale della nostra vita. Quando siamo bambini giochiamo per conoscere il mondo, per esplorarlo, per esperirlo. Quando siamo grandi continuiamo a giocare. Alcune volte diventa il nostro miglior modo per dare un senso alla settimana, per dare sfogo allo stress, per fare due risate. Giochiamo quando ascoltiamo musica, balliamo, ridiamo. Giochiamo quando guardiamo un film, compriamo qualcosa che ci piace veramente tanto. Giochiamo quando viaggiamo. Il gioco c’è sempre. Alcune volte è più evidente, altre meno. Ma c’è, come c’è per questi atleti che animano a modo loro il quartiere. Sono stati molto gentili a concedermi queste foto, e io provo sempre molta soddisfazione quando riesco ad inserirmi in una realtà così lontana dalla mia, senza dare fastidio. Mi sento come un giovane reporter che sfida se stesso continuamente, e appena finisco di fare una fotografia e vedo che nessuno si offende, ma anzi ride, sono felice di quello che ho fatto.
Credo che documentare sia un dovere civico che interessa tutti noi. Perché lasciare nel dimenticatoio questo angolo di Milano? La fotografia, come la scrittura, è fondamentale per ricordare quello che abbiamo intorno a noi. Magari molti pensano che scattare una foto sia una cosa semplice, soprattutto perché la tecnologia odierna agevola parecchio, ci mette tutti sullo stesso piano. Tutti siamo in grado di prendere una macchina fotografica e scattare. Ma quello che credo sia veramente complesso è raccontare in maniera uniforme ed equilibrata quello che vediamo. Quello che conta è il concetto, l’idea che vogliamo costruire. E spero che pian piano questi miei racconti di parole e immagini riescano ad essere letti in maniera fluida e senza interruzioni, così come si legge un romanzo.
E poi vogliamo mettere? Fotografare i giocatori di bocce non è cosa da tutti i giorni. È un’esperienza trasversale e unica che ti fa capire come l’età sia più un sentire, uno stato d’animo, una sensazione che un’arida e rigida successione numerica.

Grazie per la lettura, al prossimo articolo.

Massimo Demelas

http://www.massimodemelas.wordpress.com

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2 pensieri su “Gli angoli nascosti di Milano

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