Il mare azzurro della Sardegna

Negli anni in cui ho abitato a Pesaro, inutile dirlo, i primi mesi estivi avevano un sapore particolare. Pesaro si trova proprio al confine con la Romagna e dalla Romagna ha preso in prestito lo stile e l’organizzazione. Il suo lungomare è bellissimo, molto curato e ricco di baretti, gelaterie, ristorantini, pizzerie. La sera c’era un sacco di gente che passeggiava e si divertiva. Famiglie, giovani, anziani. C’era un’aria bella, nel senso che si respirava un certo benessere. Forse perché erano gli anni pre-crisi, forse perché questa parte dell’Italia è sempre stata molto competitiva (almeno nel settore turistico, universitario e delle calzature); sicuramente più competitiva della Sardegna, in cui il concetto di crisi è perenne, cronico, sempre attuale.

Io, abituato alle spiagge della mia isola, in rarissime occasioni avevo visto i cosiddetti “bagni”, ossia porzioni di spiaggia super attrezzate con lettini, ombrelloni, docce, animazione, in cui il mare non è l’attore principale ma forse una semplice comparsa. Ricordo che un giorno giocavo a pallavolo su un campo allestito in spiaggia. Ricordo che avevo sudato molto e quasi per purificarmi da così tanto sforzo, avevo deciso di buttarmi in acqua. Ci rimasi male, era proprio come decine di turisti conosciuti in Sardegna mi avevano raccontato: molto scura e soprattutto non si vedeva il fondale. Penso che sia stata una delle poche volte che mi tuffai nelle acque dell’Adriatico.

Per un sardo è difficile accettare un altro mare, altre acque, altri colori. Non riuscivo a capacitarmi delle parole dei tanti che mi dicevano che il mare di Pesaro fosse bello, più pulito e limpido di Rimini.

È interessante come cambiando regione geografica, cambi anche il metro di giudizio su un determinato argomento, in questo caso il mare. Comunque sia mi trovavo a Pesaro, e in quegli anni mi limitavo a gustare il divertimento offerto dal lungomare piuttosto che il mare in sè. Il mio pensiero viaggiava per migliaia di chilometri per tornare nelle spiagge che ho sempre amato e frequentato. Posti in cui non esiste il concetto di lettino e sdraio, dove il divertimento è un optional self-made e in cui il soggetto, il padrone incontrastato della natura, è il mare con i suoi colori bellissimi.

Un po’ come le fotografie di seguito cercano di raccontare e illustrare.

Massimo Demelas

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