Nuoro

Sento dire spesso che Nuoro sia morta, poco attrattiva per i giovani, senza sbocchi lavorativi, senza divertimenti.
Credo che Nuoro abbia toppato in pieno quando, intorno agli anni ’70 e ’80, ha dato un maggiore peso alle spinte moderniste dei tempi dimenticando chi fosse realmente. Quando ero piccolo, vicino a casa c’era il cosiddetto “scavo”, un cantiere a cielo aperto che è rimasto cantiere per almeno trent’anni. Un tempo al posto di questo cantiere sorgeva il carcere, un carcere molto antico, dell’800, che forse oggi sarebbe potuto diventare un museo a cielo aperto. Si decise di buttarlo giù per far sorgere qualcosa di nuovo che col tempo è diventato vecchio e ora è praticamente inutilizzato, se non in rarissime occasioni. Viene definito centro polifunzionale, un mostro tentacolare che non ha nessun collegamento con la storia e l’anima di Nuoro. La mia città non può essere quello che non è. Non può pensare di assomigliare ad altro, alla moda del momento. Non deve essere l’imitazione ma anzi deve rappresentare l’originale. Nuoro necessita di un esame di coscienza, spostare il suo sguardo verso l’interno, verso ciò che è, verso il suo carattere più autentico. E l’autenticità per Nuoro è l’artigianato, la sapienza di tanti maestri che qui hanno mosso i loro passi e si sono affermati. L’autenticità per Nuoro è la tradizione, ossia la capacità di raccontare, scrivere, elaborare la propria storia per presentarla al viaggiatore che non deve capitare per caso in un giorno d’estate, spinto magari dal brutto tempo lungo la costa. Ma, il viaggiatore così come il nuorese, deve essere consapevole che Nuoro è energia. Un turbinio di sensazioni che si scontrano con la staticità granitica di un Isola che sembra non aver imparato la lezione delle cattedrali nel deserto della piana di Ottana. A Nuoro ci sono maestri eccellenti, capaci di cucire parole e ricordi e farli rivivere nel cuoio, nella stoffa, negli abiti, nelle scarpe.
Forse questi mestieri sono stati dimenticati per troppo tempo. Molti giovani, compreso me, non sono stati attratti da quello che si considerava superato. E invece superato non è. Anzi, abitando a Milano, mi rendo conto di come quello che viene considerato unico, locale e autoctono sia il fiore all’occhiello di un’economia o comunque un simbolo da difendere e mettere in mostra. E tanti talenti barbaricini riuscirebbero a fare barba e capelli a chi non ha vissuto l’isolamento, la scarsa comunicazione, l’invidia, la gelosia che percorre e attraversa l’ossatura della Sardegna. Chi si scontra con questi sentimenti decide: o cambia strada o continua sulla stessa strada. Io, nel mio piccolo, continuo sulla stessa strada che cerco di segnare e sognare, portando con orgoglio nel cuore, la laboriosità e la sublime bravura di chi, pezzo dopo pezzo, ha cucito l’anima di Nuoro.

http://www.massimodemelas.wordpress.com

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3 pensieri su “Nuoro

  1. “…Nuoro era,per i nuoresi, una di quelle grandi e tristi donne, e solo un estraneo poteva intuire la somma di potere che in essa si nascondeva, cioè che cosa volesse dire averne in mano l’amministrazione…” ( Salvatore Satta – Il Giorno del Giudizio). Mi scusi se approfitto di questo spazio. Nuoro è ancora in questa descrizione scritta nel 1970. I nuoresi non hanno mai reagito all’intromissione “de sos istranzos” per pura e semplice poltronite e perchè le cose non venivano fatte dai compaesani. Solo in questo caso ci si muoveva e ci si muove dato che in città vige il tacito ordine di “Non fare, non lasciare fare e, e qualcuno prova a fare, mettere il bastone tra le ruote”. Altrimenti non si spiegherebbe come certi manufatti( il portale vicino alle “Grazie”, la vasca da bagno in Piazza Crispi per non parlare del Banco di Sardegna al posto del vecchio palazzo comunale, la distruzione de “Sos sette fochiles”) possano essere stati costruiti. Ovviamente non parliamo delle vecchie carceri al cui posto,e, si badi bene, in pieno Centro Storico, è stato installato il non meglio definito Centro Polifunzionale il cui costo, se non sbaglio, ha subito una espansione fino a circa venti volte la base d’asta. Ma i nuoresi, intendo quelli nati a Nuoro da famiglie ivi radicate da diverse generazioni, hanno accettato tutto come se non avesse alcuna importanza; per cui quella che un tempo è stata l’Atene Sarda non è altro che un paese senza memoria, senza radici e i cui abitanti( prego credermi) ridono quando qualcuno ricorda quella che fu una città culturalmente avanzata nella letteratura e nelle varie arti, compreso l’artigianato.
    Mi perdoni lo sfogo. Non sono nato a Nuoro ma a 64 anni, di cui 57 trascorsi in questa, per me, meravigliosa Città, mi sento più Nuorese di chi ci è nato e mi fa male al cuore vederla soffocare nelle aspirazioni e nel suo futuro da quella che definisco “mafia bianca” per via del fatto che non uccide ma avviluppa l’ambiente con i suoi reali ma invisibili tentacoli.

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