No dream, no future

La mia generazione è allo sbando più totale. Non sa più in cosa credere e tanto meno sa a cosa debba credere. Ci hanno chiesto di essere onesti, istruiti, in linea con la società e con ciò che è giusto. Lo studio, i libri, i bei voti. Ci hanno chiesto di fare esperienza, di imparare le lingue, di adattarci ai cambiamenti. Di essere smart, 2.0, internazionali, aperti ai cambiamenti, alle culture extra. Ci hanno chiesto un mucchio di cose. Perfino l’anima, raccolta e chiusa in una bottiglia di vetro. Imbalsamata. Come la nostra faccia all’ennesima proposta di lavoro non retribuito. Pietrificati, fermi, immobili. Indecisi se accettare, continuando a far parte di questo sistema malato, sporco, unto, intriso di una politica da bassofondo che non conosce e ignora ciò che è l’Italia in questo momento: una zattera di disperati. E noi, definiti “giovani”, siamo il male, la zavorra, il peso inutile di questo presente. “Tanto sei giovane, sei ancora in tempo”. Ma non si può essere giovani a vita. Non si può essere sempre positivi, propositivi, interessati. Pian piano ho iniziato a limare la lama dei miei sogni. L’unico che mi è rimasto è la fotografia, intesa non come tecnicismo, ma come studio della società. Mi piace scrivere, penso di averlo dimostrato. E mi piace scrivere dei racconti con le fotografie. Forse non è abbastanza ma ci sto provando. Mi piace stare in mezzo alla gente con la macchina fotografica, per registrare quello che accade. Con la mia faccia tosta sono riuscito a raccontare molti eventi, molte situazioni, molte persone, molti personaggi. Con molta fatica. Conosco bene la fatica che ci metto. Quella che metto quando apro il borsellino per comprare un nuovo obiettivo. Quella che metto quando chiamo per presentarmi e chiedere se desiderano un reportage. Quante porte in faccia. E quante ancora ne prenderò. Non si può non sognare, perchè se non si sogna non ci sarà futuro. La fotografia è il mio sogno, ma difficilmente sarà il mio futuro. Ormai contano i numeri, non la qualità. Contano i dati. Conta tutto quello che non è arte, non è giovane, non è divertimento. Conta il soldo, il denaro, il marchingegno ingegneristico che privilegia la scienza a scapito dell’umanità. A furia di finanziare solo idee scientifiche, numeri, strighe di dati sterili, a scapito delle materie umanistiche, a scapito di noi stessi, noi tutti, si finirà per far marcire il mondo. Sarà a scapito di noi tutti. Dallo spazzino al medico. Perchè ognuno di noi desidera vedersi un bel film. Ma finchè si continuerà a mettere in scena il film della vita a gratis, della non retribuzione sempre e comunque, si finirà per vedere i cinema vuoti. Perchè i film faranno letteralmente schifo. Contenti voi, contenti noi. Solamente, ogni tanto aprite quel tappo, lasciate uscire un pò la nostra anima. Rendeteci attori di noi stessi, per una volta.  Anche questo è un sogno.

Massimo Demelas

http://www.massimodemelas.wordpress.com

Venezia Futuro vs Presente - Fotografia di Massimo Demelas

Venezia Futuro vs Presente – Fotografia di Massimo Demelas

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