La fotografia è morta

La fotografia è morta. Ha perso la sua anima. Non esistono più le fotografie. È un lutto che va avanti da anni e forse io me ne rendo conto solo adesso. Non sono mai stato né uno super tecnologico né uno contrario alla tecnologia. Uso Instagram e per quei pochi seguaci cerco sempre di donare loro il mio punto di vista, raffinandolo pian piano. Uso Facebook e spesso condivido dei miei scatti. Ho uno smartphone da cui sto scrivendo questo articolo. Scatto in digitale e adesso un po’ anche in pellicola. La fotografia è morta, dicevo. Ha perso la sua anima. Non esiste più, è svanita. Non c’è più l’oggetto fotografia. Esiste una serie di dati calcolati sullo schermo. Esiste fotografare tutto e non dimenticare niente. Salvo poi dimenticarlo, superarlo, sorpassarlo nel giro di un secondo. Ma tutto questo è talmente scontato, banale e ripetitivo che non ci facciamo nemmeno più caso. Non ci interessa più vivere un momento, ma semmai memorizzarlo dentro un telefono. Le foto possono anche essere bellissime. Anzi lo sono e lo saranno sempre di più, non preoccupatevi. Ma alzi la mano chi scorre la memoria, quella virtuale, alla ricerca di quella foto, di quella festa, di quel preciso momento. Forse, nessuno. Forse, nel momento in cui fai una foto col telefono, più che ricordare stai cancellando. Nell’ultimo periodo, ho preso l’abitudine di stampare alcune foto che mi piacciono molto. Mi piacciono proprio perché non voglio dimenticarle, perché sul computer perdono il loro valore sentimentale, perché sono foto che meritano un premio per i ricordi che evocano, per le sensazioni che mi danno. Foto di famiglia, di vacanze e feste. Ho deciso che non era giusto abbandonarle nel giga libero di un freddo hard disk. Ho deciso che dovevo concretizzarle in una stampa, da tenere con me, da sfogliare ogni tanto. Ormai si da per scontato che ovunque vai, hai comunque modo di fare delle foto. Lo dai talmente tanto per scontato che quasi non apprezzi il valore di una foto, ossia di quella cosa che scorri col pollice sul tuo schermo. È solo nel momento in cui concretizzi l’atto dello scatto con una stampa che anche la persona più sbadata capisce l’importanza di quel momento. Davanti al fatto compiuto, davanti ad un pezzo di carta vero, reale, leggero, senti la forza impattante della realtà. E non c’è hashtag, connessione, social network, touch che tenga. Non puoi sfuggire alla forza dell’oggetto foto, non puoi spegnere un dispositivo o cliccare da un’altra parte. Non puoi scappare, puoi solo veramente ricordare quel momento. E quello scatto sarà veramente un piccolissimo tassello della tua vita. Che andrà oltre i like e le condivisioni. Andrà dritto al cuore.

Massimo Demelas

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Pellicola - Redentore di Nuoro

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