Il vento in Sardegna 

Vivo fuori dalla Sardegna da 10 anni. Questo è il decimo anno che passo lontano da casa. Da casa mia, dove sono cresciuto. Dove ho giocato. Dove non avevo pensieri. Dove bastava un pallone per divertirsi, dietro casa o ai giardinetti. 

A Nuoro tutto è vicino. In 5 minuti sei ovunque. 

A scuola ci andavo a piedi.

Quando decidi di partire, lontano dal posto in cui sei nato, spesso sei un neo diplomato desideroso di scoprire il mondo.

A 19 anni non sai niente. Non sai chi sei, nè  dove vuoi andare. Sai solo che sei nato e cresciuto a Nuoro.

Quando vivi in Sardegna non dai peso a ciò che ti circonda. La bellezza è infinita, sai che c’è, pensi che ci sarà sempre.

Quando nasci e cresci in Sardegna, dai tante cose per scontate. Ti abitui al bello, al mare cristallino, ai gusti saporiti, a pranzi abbondanti.

Quando ho deciso di partire, mi sentivo come una palla da biliardo. Sballottato tra un test d’ammissione e un altro, tra fantomatiche facoltà e corsi di studio.

Ricordo quel periodo con malinconia. Sentivo che qualcosa stava cambiando, che nulla sarebbe più stato come prima.

Sentivo che non ci sarebbe più stato il pallone dietro casa, o la serata in qualche locale che con orgoglio rivendicava il suo essere discoteca. Sentivo che mi sarei staccato dalla mia famiglia.

Vivo fuori dalla Sardegna da 10 anni. Ho vissuto in diversi posti. Anche in una città che si affaccia sul mare. 

In questa città c’era il mare. C’è. Ma non era il mio mare. L’ho sempre scacciato, allontanato da me. Questo mare non era il mio. Era altro, e vederlo non mi rallegrava. 

Ho capito che sono un essere malinconico. 

Non amavo quel mare che non era il mio. Apprezzavo la città, e tutto ciò che la circondava. Ma non il mare. 

Perché quel mare era come un graffio sulla lavagna, un frastuono incessante nella quiete. Quel mare era un evidenziatore che metteva in risalto la differenza tra quel mare, e il mio mare.

Quel mare era maledettamente diverso dal mio, il mare di Sardegna.

Capo Comino, quello per me è mare.

Quando vivi in Sardegna dai per scontato un sacco di cose. Per esempio il vento.

Quanto mi manca il vento, il vero vento?  Tanto. L’ho capito forse solo adesso.

Il vento della Sardegna ti assale, ti stende. Comanda lui. 

Ma allo stesso tempo quel vento, ti rende unico, ti insegna tanto.

Il vento della Sardegna è il più severo dei maestri. Ti obbliga a camminare, a ripararti. Ti obbliga a fermarti. Ti obbliga a pensare.

Il vento della Sardegna è la saggezza di un qualche Dio. 

Il vento, quanto mi manca il vento della Sardegna. Pronto ad asciugarti le lacrime oppure a bastonarti. 

Vorrei poterlo racchiudere in una bottiglia di vetro e sprigionarlo quando voglio. 

Il più bel pensiero che ho è il vento del Gennargentu. In un qualche trekking tanti anni fa. Alberi piegati dal vento, fortissimo.

Il vento al mare. Un altro ricordo. Schiaffi di sabbia, di natura. L’energia della terra che pulsa, che è viva, che si fa sentire.

Dove sei vento, dove sei natura, dove sei forza?

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